mercoledì 22 gennaio 2014

Acido/Basico

ph.pngNegli ultimi anni  è notevolmente aumentato l’interesse nei confronti del processo di regolazione acido-basico nelle funzioni dell’organismo . Questo processo è un fenomeno fondamentale che è alla base dei processi metabolici più importanti del corpo umano.
L’esistenza è uno scorrere di energia sottoposto a numerose modificazioni. Negli organismi viventi l’energia si crea quando gli zuccheri di dimensioni più grandi si scindono in composti più semplci, dai quali l’organismo trae i nutrimenti per svolgere le molte funzioni metaboliche. Attraverso questo meccanismo si forma l’acido carbonico che, quando prodotto in eccesso,  può risultare pericoloso per le cellule, dato che rende acido l’ambiente cellulare.
Per un funzionamento corretto dei meccanismo fisiologici è necessario avere una ben precisa concentrazione cellulare stabile degli acidi, che può oscillare entro un margine di Ph sanguigno molto ristretto compreso tra 7,3 e 7,4. Fuori da tale intervallo le reazioni chimiche che regolano il metabolismo sono alterate. Quando si ha un calo di Ph alcuni processi metabolici possono essere bloccati.
Questo può essere evitato o modulata attraverso una serie di meccanismi di regolazione. Il più noto è la respirazione: ad ogni respiro  non assumiamo solamente ossigeno ma espelliamo anche l’acido carbonico ( anidride carbonica ) tossico.
La corretta regolazione dell’equilibrio tra acidi e basi spetta al meccanismo di regolazione dell’equilibrio acido-base, che controlla costantemente le funzioni essenziali dell’organismo come la digestione, la respirazione, la circolazione sanguigna ecc.
Quando il livello dell’acidosi aumenta i meccanismi di regolazione stimalano l’apparato respiratorio e circolatorio a reagire, tendando di ristabilire l’equilibrio. La stanchezza e i disturbi del sonno sono primi segnali di un aumento dell’ acidità , mentre il dolore è un segnale più grave che indica dei veri e propri squilibri a livello corporeo.
A parte pochi individui veramente sani , l’organismo della maggior parte delle persone presenta squilibri a livello di Ph , che è quasi sempre troppo acido.
All’ inizio di ogni problematica abbiamo sempre una condizione di iperacidità.  La patologia non è altro che la manifestazione di uno stress eccessivo, a cui è sottoposta la regolazione acido-base. Quasi tutti i meccanismi di regolazione dell’organismo hanno in comune il medesimo meccanismo, ossia cercare di bilanciare i deficit che si hanno senza danneggiare le cellule. Solamente quando questi tentativi non vanno a buon fine si instaura uno stato patologico cronico. Al contrario  le malattie acute rappresentano un tentativo, anche se estremo, del corpo di mobilizzare tutte le riserve disponibili di minerali per imprimere una svolta e attirare attenzione verso una crisi che potrebbe tramutarsi in una minaccia. Diventa, quindi fondamentale, muoversi il prima possibile per riportare il Ph corporeo entro un limite corretto, ossia prima della manifestazione della malattia.
Quando si analizzano i fattori alla base di molte malattie, si nota che essi segnalano un problema a livello delle funzioni escretorie dell’organismo. Quindi, in presenza di una situazione del genere è opportuno adottare un’azione correttiva. Tutti i processi di eliminazione a livello di occhi, naso, orecchio , intestino , apparato urinario, ghiandole e cute, sono incaricati di espellere le sostanze acide tossiche per il corpo.
Le infiammazioni acute o croniche mostrano il grado di intensità con cui l’organismo sta lottando contro l’effetto degli acidi nocivi. Anche le patologie croniche più gravi presentano come principale requisito per la guarigione la normalizzazione del Ph.
Il sistema di escrezione del corpo è molto efficace e sensibile e può sviluppare patologie croniche a causa di un accumulo eccessivo di acidi. Quando gli organi escretori sono soggetti a sovraccarico entra in gioco il tessuto connetivo per prelevare ed accumulare l’acido rilasciato dalle cellule. Questo accumulo svolge un ruolo vitale nella riduzione del carico di lavoro dei reni.
Dopo un’intensa attività fisica o un pasto abbondante aumenta la produzione di acidi, ma dato che il funzionamento dei reni è relativamente lento, essi non sono in grado di eliminare i sali con sufficiente rapidità. Di conseguenza deve intervenire il tessuto connettivo che agisce come una sorta di pre-rene e accumula i sali.Durante la notte, essi sono portati dalla circolazione sanguigna ai reni, che procedono nell’eliminarli. Per questo l’urina è più concentrata e ha un più alto contenuto di acidi al mattino. Quando i depositi acidi nel connettivo non sono più in grado di proteggere il rene o altri organi si innesca l’iperacidificazione patologica dell’organismo. Si ha a questo punto una iperattività degli organi escretori caratterizzata da infiammazioni acute o croniche.
In base alla gravità dell’iperacidità si hanno tre fasi dell’acidosi:
ACIDOSI LATENTE in cui il tessuto connettivo sviluppa un accumulo sempre più grande di sostanze acide.
ACIDOSI COMPENSATA in cui gli organi escretori devono funzionare a pieno regime, si hanno infiammazioni e catarro e vengono intaccate le riserve antiacide del sangue ; l’alcalinità del sangue non scende però al di sotto del valore critico di Ph pari a 7,0.
ACIDOSI  SCOMPENSATA in cui le riserve alcaline calano al di sotto del valore normale di Ph 7,0, il sangue e i tessuti non ruiescono più a tenere il passo e l’accumulo di acido provaca uno stato di intossicazione. Questa è la prima condizione che prelude all’insorgere di patologie croniche.
Il compito della medicina di regolazione funzionale è quello di individuare la presenza di un accumulo di acidi nei pazienti che si trovano  nella fase dell’acidosi latente, in quanto in questas fase iniziale , è ancora possibile ripristinare la regolazione dell’equilibrio acido-base attraverso un cambiamento della dieta, l’eliminazione degli alimenti disturbanti, un cambiamento degli stili di vita , la risoluzione di problemi emotivi e la riduzione dello stress fisico e mentale.
Dott. Mauro Piccini
Medicina Complementare

I rischi per la salute nel mangiare selvaggina


lo sapevate che.....Il piombo delle munizioni contamina le carni 


La selvaggina, è vero, non a tutti piace: a qualcuno per questioni etiche; a qualcun altro per il sapore. Nonostante ciò sono ancora molti quelli che la consumano e, proprio queste persone, corrono un rischio in più: quello di avvelenamento da piombo.

L’avvelenamento da piombo (detto anche Saturnismo), lo ricordiamo, si manifesta con diversi e pericolosi sintomi. Tra questi vi sono: anemia emolitica, ittero, convulsioni, ipertensione cerebrale, edema cerebrale (e anche la morte), disturbi gengivali, alterazioni cognitive, danni gravi ai reni, dolore addominale, nausea, vomito, stipsi, elevata incidenza di mortalità neonatale, infertilità nella donna, anomalie spermatiche e oligospermia nell’uomo, ipertensione, astenia, debolezza, stanchezza, paresi del radiale, encefalopatia da piombo (in particolare nei bambini), cefalea, amnesia… Insomma, una bella compagnia.

L’allarme piombo nella carne arriva da un team di ricercatori britannici e spagnoli che hanno pubblicato i risultati di uno studio sulla rivista “PLos ONE”.
Secondo gli scienziati consumare carne di selvaggina cacciata con munizioni che ancora contengono piombo espone al rischio di avvelenamento.
Il team, composto da scienziati del Wildfowl & Wetlands Trust (WWT) e dell’Istituto di Ricerca sulle Risorse Cinegetiche (IREC), ha scoperto che in alcune carni di selvaggina cucinate il contenuto di piombo superava i limiti massimi imposti dall’Unione Europea.«A seconda della specie e il tipo di ricetta utilizzata, tra il 20 e l’87,5% dei campioni analizzati ha superato il livello massimo di piombo fissato dalla UE nelle carni di animali di allevamento di 100 parti per miliardo (0,1 mg / kg di peso fresco di carne)», ha commentato il dottor Rafael Mateo, co-autore dello studio.

Per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori hanno analizzato la carne di 6 specie di selvaggina: fagiano, beccaccia, pernice e colombaccio. Queste specie sono più diffuse nel Regno Unito, tuttavia il metodo di caccia è pressoché lo stesso per tutti gli altri paesi europei; quindi il problema è identico anche nel resto d’Europa, fanno notare i ricercatori.I pezzi di carne sono poi stati fatti passare sotto i raggi X per rilevare la presenza di pallini o altri frammenti di piombo, anche piccoli. Dopodiché sono stati rimossi completamente, come si dovrebbe sempre fare prima di cuocere e mangiare questa carne.
Al termine della cottura è stata misurata la concentrazione del metallo nella carne utilizzando la spettroscopia ad assorbimento atomico.
«Anche se i livelli stabiliti dalla UE per la carne che si consuma più frequentemente sono in regola, in specie come la beccaccia il 5,4% degli uccelli cotti ha mostrato più di 10 mg / kg, il che indica che mangiando 200 g di questa carne anche in un’occasione unica, la dose settimanale di piombo tollerabile  per una persona (circa 80g) potrebbe essere superata», sottolinea Rafael Mateo.
Questo studio mette quindi in evidenza un pericolo spesso sottovalutato, quando non addirittura ignorato. Le persone più a rischio sono senza dubbio quelle più sensibili e vulnerabili come anziani e bambini, tuttavia anche gli adulti non ne sono esenti. 
Che dire cari amici... Buon Appetito?

Articolo: La stampa

poco Magnesio....

Al Dipartimento di Alimentazione e Nutrizione sperimentale della facoltà di scienze farmaceutiche dell’Università di San Paolo del Brasile hanno scoperto come la carenza di magnesio associata ad un’alimentazione ricca di grassi sia in grado di favorire la resistenza insulinica.
Sembrerebbe poca cosa ad una prima lettura, se non fosse che il magnesio è, insieme alla vitamina D, una delle sostanze più carenti nella popolazione mondiale, e che il consumo di alimenti grassi (ma soprattutto strapieni di zuccheri), rappresenta una delle abitudini più malsane e, purtroppo sempre più diffuse.
Nel corso dello studio è stato osservato come la carenza di magnesio sia in grado di aggravare la resistenza insulinica che sappiamo essere un presupposto fondamentale non solo nell’insorgenza del diabete, ma altresì nel sovrappeso, in alcune malattie tumorali e piu’ in generale nello scatenamento dei processi infiammatori.
Si tratta solo dell’ultima evidenza. In realtà il magnesio è un minerale fondamentale per permettere la sopravvivenza di un essere vivente, perché è coinvolte in circa 300 reazioni enzimatiche, proteggere il cuore e l’intero apparato cardiovascolare, ha un’azione ansiolitica e antidepressiva, e che gioca un ruolo di primo piano nelle malattie mitocondriali (come per esempio alcune malattie nervose e muscolari).
Ricordiamo che il magnesio si trova in elevate quantità nei vegetali, nei semi oleosi, nel cioccolato e nei cereali integrali, e che condizioni di stress continuo ne favoriscono l’eliminazione, costrigendo l’organismo ad un continuo rifornimento per non ammalarsi.
Un motivo in piu’ per tornare ad un’alimentazione integrale e abbandonare le cattive abitudini alimentari, magari ricordando che, essendo le mandorle una buona fonte di questo prezioso minerale, potremmo a colazione integrare dei semi oleosi tutti i giorni per ottimizzare la nostra nutrizione.

sabato 18 gennaio 2014

Olio essenziale.

GLI oli essenziali sono miscele complesse e concentrate di sostanze chimiche.
L'uso senza la supervisione di un medico può essere pericoloso
L'applicazione di oli essenziali puri sulla pelle può portare a infiammazioni e lesioni della cute e la loro ingestione (a seconda del tipo di olio e della quantità ingerita) è potenzialmente mortale. Bisogna, considerare che l'indice terapeutico degli oli essenziali, ovvero il rapporto tra la dose tossica e quella terapeutica, è molto basso e ciò significa che anche piccoli aumenti del dosaggio terapeutico possono produrre fenomeni tossici di varia gravità.
La somministrazione per bocca è comunque sconsigliata nella prima infanzia, in gravidanza, allattamento.
Come poter scegliere un olio essenziale?
La qualità di un olio essenziale
dipende della qualità delle piante usate e dalle capacità del distillatore. Un metro di giudizio parziale, ma che ci può dare una prima indicazione, è la qualità dell’etichettatura. Una etichettatura completa e professionale dovrebbe comprendere:
  • nome botanico (e nome popolare)
  • eventuale caratterizzazione chemotipica
  • parte della pianta usata
  • luogo di raccolta
  • metodo di estrazione
  • data di estrazione
  • data di scadenza
  • eventuali operazioni effettuate sull’olio grezzo (deterpenazione, ecc.)
  • cautele (uso interno, bambini, gravidanza, ecc.)
In caso di dubbio, il vostro fornitore dovrebbe essere in grado di mostrarvi documentazione che attesti l’originalità del prodotto.

Buon week end a tutti voi.